“Siamo uomini o caporali”

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Un’idea di leadership senza eroi aggiunti.

Una delle cose affascinanti di tante idee sbagliate è vedere che nonostante siano fuorvianti, obsolete e a volte anche dannose, sono dura a morire.

Prendiamone una: la nozione di Leadership nella versione che più comunemente ci viene rappresentata. Quella del grande uomo carismatico la cui individualità spicca per intelligenza, coraggio e visione.

A discapito di pochi e intelligenti autori del calibro di Daniel Goleman o Peter Senge, anche in gran parte del mondo del business viene ancora trasmessa l’idea che avere leadership sugli altri significhi prevalere, vincere a discapito di chi perde, imporsi, sopraffare, primeggiare. Il tutto grazie a doti quasi sovrumane di fascino, senso strategico, genio creativo e competenze retoriche che farebbero impallidire il povero Marco Tullio Cicerone.

Solletica la curiosità dell’osservatore attento come una tale visione del “leader” sia una versione sublimata (ovvero da adulti) di quella dell’eroe guerriero che dagli esametri omerici, passando per John Wayne, è arrivata inalterata fino a noi con le grandi pellicole hollywoodiane sulle guerre mondiali et simili.

Va da sé che in tutto ciò, le donne possano ambire solo al ruolo di Liz Taylor quando interpretava Cleopatra. In alternativa, devono androgenizzarsi.

Ora, a me il tutto sembra un po’ buffo: da una ventina d’anni frequento (da sedicente esperto di management e leadership) le riunioni e gli uffici dei managers di alcune delle più grandi multinazionali al mondo. Ad oggi non mi è ancora capitato di vedere situazioni pseudo-belliche dove una delle suddette qualità sia servita almeno una volta. 

Qualche Consiglio d’Amministrazione teso, qualche riunione che sedeva intorno allo stesso tavolo persone con vedute culturali ed interessi economici contrapposti… ma mai roba da dover arringare le truppe.

Il tutto quindi odora tanto di Ego-mania più che di vera leadership.

Verrebbe dunque da suggerire, a chi nutrisse ambizioni di realizzare grandi e belle cose, che gli eroi dei films o dei poemi epici ispirano ma che nella quotidianità della gestione di una squadra sarebbe più utile imparare cose come:

saper ascoltare, creare armonia tra le persone, comprendere paure e preoccupazioni, apprezzare il lavoro ben fatto, mantenere le promesse fatte, ricevere e dare feedback in modo equilibrato, stimolare senza impaurire e sopratutto, saper pensare con la propria capoccia.Lo so, non è cosi sexi come montare in groppa a Bucefalo alla conquista della Persia… però, a meno che non si abbiano migliaia di truppe da sacrificare, pare che sia più utile crearsi partners piuttosto che cercare followers.

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