La mente e le emozioni

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[“Chiedete al rospo che cosa sia la bellezza e vi risponderà che è la femmina del rospo”.]

Voltaire

“Questo tramonto mi commuove”, “questo quadro mi ispira”, “questo libro mi appassiona” o ancora, “questa persona mi dà sui nervi”, “la sua arroganza mi innervosisce” etc etc.

Sono tutte espressioni che utilizziamo nel quotidiano e, per quanto normali e abitudinarie, segnalano un modo di intendere il mondo e la vita della mente alquanto fanciullesco e un po’ romantico. Implicano che il mondo là fuori in qualche modo sia depositario dei miei umori.

Mi spiego: rabbia, gioia, tristezza, paura, vergogna, entusiasmo, ansia… sono tutte emozioni. C’è anche chi le chiama stati d’animo, tonalità emotive, passioni dell’animo, ma sempre dello stesso fenomeno si tratta.

Le emozioni sono una conseguenza che si manifesta al presentarsi di una situazione per me intrisa di significato.

E qui casca l’asino! 

Dove? Direte voi. 

Sul significato, povero asino!

Quello che una circostanza significa per me – e non la circostanza in sé – genera la mia risposta emotiva: l’insieme delle conversazioni che compongono la mia mente (che me ne accorga o meno) rendono il presentarsi del tramonto ai miei occhi “commuovente, struggente, romantico etc etc.”.

Il tramonto in sé e per sé non ha nessuna qualità emotiva. In altre parole, non ha nessun significato.

Perché?

Perché i significati esistono all’interno del linguaggio che perennemente popola la mia mente e, là fuori nel mondo, di significati, non ne troverete neanche mezzo.

La mente altro non è che un inarrestabile processo che produce significati, che attribuisce un senso, un “perché” ad ogni singolo pezzo di realtà nella quale inciampo.

I significati (detti anche rappresentazioni mentali), nascono nella neocorteccia e parlano al mio mesencefalo che, a seconda di quello che ha capito, secerne ormoni (endorfina, adrenalina, serotonina, noradrenalina et simili) producendo nel mio organismo sensazioni di piacere, dolore, paura, gioia, ansia etc etc.

Se volessimo quindi cominciare a districarci un po’ in quel labirinto minoico che confonde sempre la realtà, con le emozioni, con i ricordi, con le sensazioni, con i sentimenti e via di seguito, dovremmo cominciare a dire cose del tipo: “questo tramonto si presenta a me in una conversazione interna che comunica al mio mesencefalo l’input di secernere una notevole dose di endorfina… e questo mi fa commuovere”.

Bello vero?

No, orribile… magari esatto, utile da sapere, ma improponibile. Soprattutto se si è accompagnati da qualcuno.

Quindi forse è meglio, una volta presa coscienza che i significati che generano le mie emozioni sono frutto solo della mia mente (e quindi ne sono io il responsabile), tornare a far due passi sul lungo mare, fare un bel sospiro lungo e dire:

“Ma che bel tramonto commovente!”

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