“La bellezza salverà il mondo”

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Fëdor Dostoevskij

Giovedì scorso ho fatto una cosa strana, ho chiesto al tempo di andar più piano…e lui ha accettato.

Mi era presa voglia di contemplare il bello… e ho sentito che era cosa buona e giusta.

Mi trovavo a Ravenna per lavoro in una giornata ricca di impegni, riunioni, dialoghi, decisioni e risultati da produrre. Ore molto intense e produttive con progetti da far progredire, squadre da gestire e priorità da riordinare: tutto molto ritmato, efficiente, quasi sincopato. 

In poche parole, una mattinata molto proficua per il mio business plan. 

Fossi stato a Milano, o a Londra, o a New York la giornata sarebbe stata la stessa.

Ma ero a Ravenna: nella città che racchiude, in pochi chilometri quadrati, la più alta concentrazione di siti UNESCO al mondo!

Per capirsi: nel crocicchio di viuzze del centro, le ossa di un certo Dante Alighieri riposano tra un chiostro medievale di frati e una chiesa del X sec. dedicata a San Francesco (con tanto di cripta allegata). Poco più in là, il mausoleo di Teodorico, re degli Ostrogoti e poi i mosaici di San Vitale, di Sant’Apollinare Nuovo e Galla Placidia, moglie nobilissima dell’imperatore Costanzo III.

E c’è altro, molto altro…in un centro storico che, diciamolo sotto voce, sembra quasi fatto per ricordare a noi così sempre occupati e connessi che la pietra, il marmo, l’arte e la storia sono e sempre saranno più affascinanti di qualsiasi mondo virtuale… che è vero che l’Iphone X è figo ma il sublime è un’altra faccenda.

Terminati quindi che ebbi i miei umani e modernissimi affanni decisi che era venuto il momento di sospendere lo scorrere del tempo e far due passi nel sacro e nel silenzio.

Sotto le volte decorate dalle migliaia di tasselli colorati dei mosaici millenari di Ravenna, sentivo le mie preoccupazioni ridursi fino a scomparire. Camminando lentamente, con le mani dietro la schiena, posavo gli occhi rilassati su altari, affreschi, capitelli e pavimenti decorati.

Il sacro parla una lingua tutta sua, e non vuole essere ascoltato se non da chi procede lentamente.

Questo del resto è l’effetto prodigioso del bello sul mondo: riconcilia lo spirito con se stesso.

Quando la mente contempla l’infinita pazienza e il divino buon gusto con cui l’artista cura il dettaglio perfetto della sua opera, ogni emozione si adegua allo scenario: l’ammirazione cresce ed io mi faccio piccolo. Non piccolo e avvilito ma piccolo come il bambino che si meraviglia del creato intorno a lui e che riesce, nella sua innocenza, a cogliere l’effetto benevolo del bello sull’anima: una sorta di redenzione della psiche dalle sue pene e preoccupazioni quotidiane.E siccome cerchiamo con tanta lena e tanto sforzo di lavorare con sempre maggior produttività ed efficienza per riuscire poi un giorno a godersi il frutto di tanto sudato mestiere, mi dissi uscendo da Ravenna, che avevo appena trascorso due ore di piena, lietissima e lentissima pace.

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