Futuro

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E’ davvero fondamentale essere in pace con ogni aspetto del proprio passato per vivere un futuro sereno?

(Dall’e-book Forma Mentis: domanda 12)

Direi di no, non è davvero fondamentale essere in pace con ogni aspetto del mio passato per vivere un futuro sereno. Ovvero, non c’è un momento preciso in cui sarò in pace con tutto il mio passato, perché il passato è un contenuto che si rinnova in ogni istante.

Ogni esperienza vissuta e che finisce nel tempo, diventa un pezzo del mio passato: quindi il mio passato è un po’ come un qualcosa che io creo mentre vivo. Non esiste da qualche parte su un hard disk o su Google Drive, ma solo all’interno dei miei ricordi.

Più che provare ad essere in pace con tutto il proprio passato, credo sia importante capire che il processo di “essere continuamente e sufficientemente in pace con le esperienze progressive della vita” è fondamentale e deve essere mantenuto in modo costante, così da poter vivere una vita serena

Se prendiamo una persona di 30/40 anni, vedremo che nella sua coscienza e nel suo bagaglio mnemonico sono presenti molte esperienze che hanno generato dei significati con i quali l’individuo non è sufficientemente in pace.

Significati che prendono poi la forma di sensi di colpa, rimorsi, rimpianti di relazioni magari finite male. E di conseguenza di decisioni prese che influenzano il mio futuro.

Prendiamo proprio l’esempio di una relazione finita male. Se ho preso la decisione che “mai più mi renderò vulnerabile nei confronti di un’altra persona”, è chiaro che quella decisione influenzerà il mio modo di relazionarmi alla vita di coppia per il mio futuro.

Questo processo contiene in sostanza due parti:

  • Se uno per 30 anni per 40 anni non ha mai messo ordine nel significato del proprio passato, è utile farlo ed è utile soprattutto trovare il modo di fare la pace con quelle relazioni e con gli episodi più importanti, che hanno segnato maggiormente la biografia di una persona.
  • Essere presente e ricordarsi che questo è un processo che va portato avanti nel tempo, come una specie di revisione periodica da fare sul mio ultimo trimestre, anno o lasso di tempo.

L’idea è che non c’è un futuro verso il quale sto andando, perché il futuro (come abbiamo capito) è una rappresentazione mentale. Di conseguenza, più io sono in pace con il mio passato, più il mio futuro è un qualcosa che non è già scritto, ma è uno spazio da creare e da scrivere.La relativa serenità infine con cui il mio passato mi lascia e si distacca, è un qualcosa che tende a rendere il mio futuro sufficientemente “pulito” così da poterlo scrivere. E questo sarà valido sia nella vita privata che in quella professionale, o in qualsiasi tipo di progetto io abbia l’intenzione di esprimere la mia creatività.

Gran parte della mia creatività dipenderà dalla capacità di scrivere nuove sintassi, che non siano già quelle determinate dai significati che il mio passato mi proietta sul futuro.

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