Un bambino sulla spiaggia…

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“Se c’è qualcosa che desideriamo cambiare nel bambino, dovremmo prima esaminarlo bene e vedere se non è qualcosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi.”

(Carl Gustav Jung)

– Vergogna! Ma non ti vergogni di comportarti in quel modo? Ti rendi conto di quello che hai fatto? Ma ti sembri normale? Vergogna!! Te non sei normale… Vergogna! –

Stiamo parlando degli efferati omicidi di un serial killer? 

Siamo nel mezzo del Macbeth di Shakespeare tra sanguinose battaglie, patti col diavolo e intrighi di potere?

Sono le accuse che Sofocle fa urlare ad Edipo contro sé stesso dopo aver ucciso il padre e sedotto la madre?

Macché…

Siamo su una spiaggia di Livorno, sono le due del pomeriggio di una bellissima domenica di sole e Francesco, di anni 5, ha appena gettato un sasso in mare bagnando un po’ più del previsto alcuni signori.

Il padre scandalizzato inveisce (senza muovere il culo dall’asciugamano) contro il bambino inondandolo di parole pesanti molto più del sasso appena gettato in acqua.

Francesco non capisce, il padre reitera le accuse con crescente pathos e sdegno intimandogli di tornare subito a sedere da lui.

Francesco torna, si avvicina, non capisce dove ha sbagliato… sa solo che ha fatto qualcosa di male. Gli occhi si gonfiano di lacrime ma non piange. E’ già troppo grande per singhiozzare, ma ancora troppo piccolo per capire.

La madre, per non sminuire l’autorità del padre, fa finta di dormire.

Francesco cerca lo sguardo del padre che nel frattempo lo ignora e gioca con la sorellina.

Il piccolo, mortificato, china il capo e se ne rimane zitto ad aspettare che il dolore che sente dentro passi.

La psiche (che in greco antico vuole dire anima) di un bambino è materiale da maneggiare con cura… non è fragile, anzi. Attenzione però, perché è molto malleabile. Assorbe tutto e costruisce costantemente, emozione dopo emozione il carattere dell’individuo che la ospiterà negli anni a venire.

La mente razionale, quella della corteccia prefrontale…quella che sa distinguere il bene dal male (categorie morali), quella che sa progettare, quella che sa filtrare e spiegare logicamente…ecco, quella mente termina il suo sviluppo tra i venti e i venti cinque anni di età.

Inoltre, caro signore sull’asciugamano, le onde cerebrali dei bambini viaggiano spesso su frequenze theta anziché alpha come gli adulti. Per capirsi, come se fossimo in costante dormiveglia, o in un momento di profondo rilassamento. In altre parole, sono privi di filtri critici e quindi tendono a credere ad ogni cosa che sentono. Figuriamoci poi quando a parlare sono il papà o la mamma.Mortificare non insegna niente: anche perché la piccola ma ben formata amigdala di Francesco (organo regolatore delle emozioni che si trova nel mezzo del cervello) lo ha stordito di noradrenalina, rendendo la sua mente come quella di un cerbiatto di fronte ai fanali di una macchina. E’ facile essere genitori? No, anzi. E’ difficilissimo. Io ho una figlia.Ma proprio perché sappiamo bene quanto difficile sia… non dovremmo tutti provare ad imparare un po’ di più come funziona la mente dei bambini?

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